In bocca al lupo!

Chissà quante volte abbiamo rivolto questa apotropaica frase a ai nostri amici o conoscenti alla vigilia di qualche importante avvenimento, certi di avere per risposta –CREPI IL LUPO- anche se ora la moda animalista tifa più per il lupo che per la povera Cappuccetto rosso e la sua nonnina.

Ma è lecito chiedersi come mai sia augurio auspicare ad una persona di finire nella bocca del lupo! In realtà tutto nacque nel regno di Napoli che comprendeva anche tante montagne fino al Molise da sempre abitate da moltissimi lupi famelici ed aggressivi che facevano strage di pecore, galline, bestiame vario oltre che aggredivano persone. I vari governi davano premi generosi a chi dimostrasse di avere ucciso uno o più lupi e, quindi, l’augurio al cacciatore che partiva per ammazzare lupi, era di trovare il lupo e gli si diceva IMBOCCA IL LUPO che significava trovarlo e non finire tra le sue fauci! Le parole in bocca di noi tutti si modificano come suono, assumono pure significati diversi e, spesso se non sempre, da cose buone diventano cattive, da cattive diventano accettabili. Sembra proprio che le parole siano simili a noi, cambiamo sempre, di giorno in giorno, di ora in ora, ma siamo sempre gli stessi con lo stesso nome e lo stesso cognome.

Allora non fa niente? Non fa niente vede due negazioni e due negazioni sono un’affermazione, quindi fa molto!

Luigi Nespoli

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Valentina

Mamma, moglie, giornalista per passione. Laureata in Storia e Tutela dei Beni Artistici a Firenze, appassionata di politica, sono impiegata dai tempi dell’università nella grande distribuzione. Iscritta all’Ordine dei Giornalisti della Toscana ho collaborato con testate locali e con l’Informatore di Unicoop Firenze.

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