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La tradizione della Giostra dell’Orso a Pistoia

 

Celebrando San Jacopo

<< Li antichi miei e io nacqui nel loco dove si truova pria l’ultimo sesto da quel che corre il nostro annual gioco >> Dante Alighieri, Paradiso XXVI 40-42

La Giostra dell’Orso ha le sue origini nel Medioevo in una gara ippica chiamata palio dei berberi o corsa dei berberi che si teneva in diverse città d’Italia come Roma, Firenze, Padova e Chieti. A Pistoia è diventata l’odierna giostra, corsa dal XIII sec. in occasione del santo patrono della città, il 25 luglio di ogni anno. Nel corso degli anni solo guerre o epidemie hanno fermato la storica tradizione, il popolo partecipava ma l’organizzazione e la gestione dei festeggiamenti erano riservate alle famiglie nobili della città. In origine la corsa veniva disputata da una pietra miliare sulla via Lucchese fino alla chiesa di Santa Maria Cavaliera, a fianco del palazzo comunale. Il percorso è stato poi modificato nei secoli a causa delle nuove edificazioni della città. Nel 1947 la corsa si trasforma nell’attuale Giostra, in onore del “micco”, l’animale rappresentato nello stemma cittadino, e si disputa nella Piazza del Duomo. Prima della gara che vede protagonisti i quattro rioni della città, si svolgono manifestazioni in onore del santo patrono. La “vestizione” del santo è la cerimonia principale, il 21 luglio di fronte alla cattedrale un grande mantello di lana rossa viene messo sulla statua del santo. Il mantello diventa simbolo di riconciliazione tra campagna e città e la fusione tra mondo laico e mondo religioso. In passato il mantello rosso rappresentava anche il periodo di libertà di circolazione e partecipazione alla festa della città da parte di ladri e delinquenti comuni. La facciata del Duomo in occasione della festa viene decorata con fiori, frutta, verdura, tralci di vite, rami di melo uva e mele, decorazioni che ricordano le opere dei Della Robbia. La mattina del 25 luglio si apre con la solenne processione, chiamata Processione dei ceri, il mondo ecclesiastico aspetta in chiesa l’arrivo delle autorità laiche per poi dare il via alla funzione religiosa dopo rulli di tamburo e tre squilli di tromba a preannunciare il suo arrivo.  La tradizione pistoiese ridà vita a figure come il Podestà, i Priori delle Arti e Mestieri, gli operai di San Jacopo, paggi alfieri e valletti. In coda i soldati e i quattro prigionieri liberati. Protagonista della funzione religiosa in onore di San Jacopo è il reliquiario in argento della bottega di Lorenzo Ghiberti, mentre il sorteggio e l’abbinamento dei dodici cavalieri ai quattro rioni, tre per ognuno, avviene in palazzo comunale. I cavalieri durante la gara dovranno abbattere un bersaglio a forma di orso con una lancia, chi conquista la vittoria ha diritto al premio dello “speron d’oro”, gli antichi quattro rioni della città che combattono per il premio sono Cervo bianco, Drago, Grifone e Leon d’oro.

www.comune.pistoia.it

Valentina Vespi

 

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Valentina

Mamma, moglie, giornalista per passione. Laureata in Storia e Tutela dei Beni Artistici a Firenze, appassionata di politica, sono impiegata dai tempi dell’università nella grande distribuzione. Iscritta all’Ordine dei Giornalisti della Toscana ho collaborato con testate locali e con l’Informatore di Unicoop Firenze.

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