#odiareticosta

Azioni concrete contro l’odio che si sta diffondendo sempre di più sui social. L'”hate speech” ha i giorni contati, come scrive l’avvocata Cathy La Torre che ha lanciato l’iniziativa in questi giorni. <Da oggi non consentiremo più di danneggiare impunemente gli altri con il vostro odio. Offendere, diffamare, calunniare, minacciare da oggi può costare non una condanna penale di pochi mesi ma denaro>. Questo il contenuto della campagna contro l’hate speech, il linguaggio dell’odio sempre più dilagante sui social, problema che riguarda le giovani generazioni che ogni giorno tramite i canali social più importanti come Facebook, Messenger, Instagram e YouTube non si limitano a un confronto pacato, ad una libertà di opinione a volte anche aspra ma utilizzano l’ingiuria o la calunnia o l’offesa per danneggiare gli altri. Iniziativa lodevole dell’avvocata che vuole in questo modo tutelare chi subisce questo tipo di violenza, i danni che possono scaturire da queste violenze sono molteplici e l’argomento non è nuovo in Italia e in Europa. Purtroppo episodi di derisione degli altri, hate speech e cyberbullismo possono avere ripercussioni sulla vita privata e pubblica delle persone, in particolare nei confronti di realtà più fragili dal punto di vista emotivo o in particolari fasi della crescita come l’adolescenza. Come si legge in vari articoli pubblicati sull’argomento gli episodi di hate speech sono in aperto contrasto con i principi della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e le piattaforme online, quando si trovano ad avere contenuti offensivi, devono applicare i parametri stabiliti a Strasburgo in materia di libertà di stampa. Oltre alle offese si è stabilito anche che un sito Internet che porta con sé idee razziste può essere oscurato e chiuso, anche quando i server si trovano all’estero. L’Italia con la legge 71/2017 ha potenziato le misure di contrasto al cyberbullismo in modo da poter rimuovere i contenuti in oggetto e nelle scuole è stato introdotta l’educazione digitale, passaggi importanti e passi in avanti che però forse da soli non bastano. Il diritto da solo non basta ma azioni come quelle dell’avvocata possono servire da deterrente portando con sé azioni legali in sede civile. Come afferma La Torre: <Wildside e Tlon hanno messo in piedi un team per aiutare le persone vittime di questi delitti, chiunque può segnalare il link del post incriminato all’indirizzo mail odiareticosta@gmail.com. Vogliamo che cambi il modo di vivere i social, da oggi #odiareticosta>.

L’argomento è al centro dell’azione anche della senatrice Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz e che ha fatto dell’hate speech una battaglia importante: <Siccome la struttura del nostro tempo è la rete, è con lei che dobbiamo fare i conti. Il nemico invisibile si chiama ‘hate speech’. L’odio è un problema politico planetario. Dotarsi di un sistema di monitoraggio e controllo per arginare il fenomeno è un dovere dei Parlamenti. A tal proposito sto lavorando alla costituzione di una Commissione speciale che attivi tutti gli anticorpi necessari>. Queste le parole della senatrice con le quali non possiamo che essere d’accordo e lavorare perché l’odio non prenda il sopravvento come in anni che sembrano lontani da noi ma che in realtà non lo sono.

 

Valentina Vespi

 

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Valentina

Mamma, moglie, giornalista per passione. Laureata in Storia e Tutela dei Beni Artistici a Firenze, appassionata di politica, sono impiegata dai tempi dell’università nella grande distribuzione. Iscritta all’Ordine dei Giornalisti della Toscana ho collaborato con testate locali e con l’Informatore di Unicoop Firenze.

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