Storia di una ragazza e del suo Cammino

 

Conosco Gaia da molti anni, quando mi ha detto che avrebbe fatto il Cammino di Santiago le ho chiesto subito di raccontarmi la sua storia al suo ritorno. Partita da Montale da sola con il suo enorme zaino è arrivata a Santiago di Compostela lungo uno dei tanti percorsi del Cammino.

Perché questa scelta?

“Penso che il Cammino – comincia Gaia –  non sia una scelta ma piuttosto un richiamo. Ne avevo sempre sentito parlare ed ero curiosa a riguardo, ma non avevo mai sentito la necessità di approfondire di più. Poi, un giorno, ho sentito che era arrivato il momento giusto. Non l’ho scelto, ho seguito l’istinto”. Sulle persone incontrate lungo il cammino ci spiega: “Ho avuto tanti incontri importanti durante il Cammino. Quello che sicuramente mi ha colpita di più è stato l’incontro con una coppia romana, Maurizio e Lorena. Entrambi esperti di cammini, mi hanno aiutata quando i dolori erano insopportabili e non riuscivo più a camminare, mi hanno portata nel loro gruppo e si sono presi cura di me con una dolcezza indescrivibile. È difficile descrivere il legame profondo che si crea, l’aiuto che arriva dalle persone è totalmente gratuito e sincero. Credo fermamente che durante il cammino si incontrano le persone di cui abbiamo più bisogno. Io avevo bisogno di cura e protezione e sono arrivati loro. Sono stati i miei “angeli del cammino” e gli sarò grata per sempre, questa esperienza non sarebbe stata la stessa senza di loro.” Come già ha accennato Gaia il Cammino non è solo una bella idea, ci vuole forza determinazione e allenamento fisico: “Il Cammino non è solo fatica fisica ma anche mentale. Fisicamente dopo qualche giorno, e qualche tachipirina, ci si abitua. Inizialmente i dolori sono lancinanti, ma con qualche accorgimento ce la si fa. È molto utile, ad esempio, prendere un integratore di potassio e magnesio al mattino prima di iniziare a camminare, mettere l’arnica la sera. Fondamentale è prendersi cura dei piedi, facendo massaggi e tenendoli morbidi per evitare le vesciche. La fatica mentale, invece, è più complessa perché talvolta è normale lasciarsi sopraffare dall’emotività del momento. A fine di una tappa iniziavo ad essere molto stanca, pioveva e lo zaino sembrava pesare tonnellate. I muscoli indolenziti non mi facevano più camminare. Avevo le lacrime agli occhi e mi sarei messa ad urlare dalla disperazione. Lorena e Maurizio insieme al gruppo mi hanno incoraggiata e hanno camminato accanto a me, mi hanno tolto lo zaino dalle spalle per farmi camminare più leggera e piano piano siamo arrivati insieme alla tappa. La fatica mentale la vinci condividendo con gli altri ciò che provi, poiché trovi sempre un aiuto ed un incoraggiamento. La vinci anche perché ad ogni difficoltà vai oltre, ti rendi conto che la tua resistenza e le tue capacità vanno ben oltre quello che pensavi e questo dà tanta energia per continuare.” Con chiunque ho parlato del Cammino mi ha sempre incuriosito l’aspetto del lascito di questa esperienza: “L’esperienza del cammino mi ha lasciato innanzi tutto tanta fiducia in me stessa. Sono partita da sola, senza preparazione fisica e senza molta organizzazione ma ce l’ho fatta. Durante il cammino ti spingi oltre i tuoi limiti, oltre le difficoltà che incontri e trovi sempre un modo per farcela, nonostante tutto. Impari che anche quando pensi di essere solo c’è sempre qualcuno disposto a tendere la mano verso di te e che a volte basta solo predisporsi nella relazione con l’altro.” 

Consiglieresti questa esperienza?

“Consiglierei questa esperienza a chiunque, senza alcun limite di età perché credo che tutti possano imparare qualcosa dal Cammino. Ai ragazzi giovani come me lo consiglio per confrontarsi con se stessi, per credere di più nelle proprie capacità e, perché no, per trovare ciò che fa battere il cuore. La frase che viene detta ai pellegrini in cammino è “Buen Camino” quindi… che buon cammino sia per tutti coloro che accoglieranno il richiamo del Cammino e decideranno di fare questa esperienza.”

Non è facile partire durare fatica e affrontare se stessi, trovarsi in un bosco o davanti a degli sconosciuti. Gaia ce l’ha fatta ed è un esempio per tutti quei ragazzi che vorranno come lei affrontare la vita con coraggio e un pizzico di follia. Grazie Gaia.

 

Valentina Vespi

 

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Valentina

Mamma, moglie, giornalista per passione. Laureata in Storia e Tutela dei Beni Artistici a Firenze, appassionata di politica, sono impiegata dai tempi dell’università nella grande distribuzione. Iscritta all’Ordine dei Giornalisti della Toscana ho collaborato con testate locali e con l’Informatore di Unicoop Firenze.

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