Storie di donne vittime di violenza. A colloquio con il Centro Antiviolenza La Nara.

Novembre, mese dell’eliminazione della violenza contro le donne. L’emergenza sanitaria in corso è centrale in tutti i canali di comunicazione, media e social, ma ciò non deve distogliere l’attenzione dal parlare della violenza contro le donne che viene ogni giorno, purtroppo, perpetrata, distruggendo vite di donne spesso giovani, madri di bambini e ragazzi, a loro volte vittime. Il 25 novembre ricorre, come ogni anno, la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, ricorrenza istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite tramite la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999. L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha designato il 25 novembre come data della ricorrenza e invita i governi, le organizzazioni internazionali e le Ong a organizzare attività volte a sensibilizzare l’opinione pubblica in quel giorno. Non c’è comune in Italia che in quella giornata non organizzi eventi per ricordare le vittime e sensibilizzare sul tema del femminicidio. Spesso la violenza è silenziosa, avviene in famiglie “insospettabili”, all’apparenza “normali”. Come nel caso avvenuto a Carignano (TO) dove un uomo ha sterminato la famiglia e si è poi suicidato, rimane in vita, si sa in gravi condizioni, solo una dei due bambini della coppia. Commenti agghiaccianti sono comparsi sui social, in fondo la moglie, si dice, avesse una relazione extraconiugale e quindi alla fine si è “meritata” la morte. Una visione del matrimonio e del ruolo della donna che ci riporta ancora una volta indietro di oltre settant’anni, stereotipi che si ripropongono, segni indelebili di un’ignoranza senza fine. Ma d’altronde si sa, la cronaca nera attira pubblico e orienta l’opinione pubblica, desta interesse e molti canali di comunicazione importanti non si sono lasciati sfuggire l’occasione di fornire dettagli inutili fuorvianti senza scrivere semplicemente: quell’uomo è stato il carnefice della propria famiglia. Fortunatamente oggi per tutte le donne vittime di violenza c’è attenzione e speranza e c’è chi lavora concretamente ogni giorno per contrastare la violenza, prevenirla nei luoghi dell’educazione come la scuola e aiutare donne in difficoltà e vittime di violenza. A Prato c’è il Centro Antiviolenza “La Nara”, servizio attivo dal 1997 e gestito da Alice Cooperativa Sociale in convenzione con il comune di Prato, la Provincia di Prato e i Comuni dell’area pratese. Progetto sociale che intende provocare un processo di cambiamento rispetto al problema della violenza fisica, psicologica, economica, sessuale, stalking esercitata sulle donne e loro figli di qualsiasi provenienza, età, professione, religione. Collabora con enti e operatori multidisciplinari della provincia di Prato per la tutela delle donne e minori, la prevenzione e il contrasto della discriminazione e della violenza di genere. I servizi che offre il Centro sono molteplici e descritti molto bene nel sito, dai colloqui, alla consulenza legale e all’accoglienza temporanea presso la Casa Rifugio con indirizzo segreto per proteggere le donne ospitate, solo per citarne alcuni. Dalla sua apertura ad oggi il Centro ha accolto e accompagnato quasi 4mila donne e ha ospitato più di 300 donne con figli e figlie minori proteggendoli e immettendoli in un percorso concreto di uscita dalla violenza. Ne abbiamo parlato con Francesca Ranaldi, tra le responsabili del Centro.

Siamo a novembre, qual è la situazione riguardo alla violenza contro le donne?

“Siamo in un periodo storico complesso e difficile, in particolare per le donne. La forte crisi sociale ed economica determina un aumento della fragilità, delle possibilità e della capacità di Empowerment. In questo momento è difficile riuscire ad investire su di sé, effettuare scelte libere e lontane dalla violenza. L’autonomia della donna è fortemente a rischio, aumentando la difficoltà di poter scegliere un percorso di uscita dalla violenza e di riprogettazione della propria vita. Nel drammatico quadro di insicurezza, accanto alle donne ci sono i figli e le figlie, che restano in contesti violenti, vittime di violenza assistita o diretta”.

Cosa pensa dell’attuale giornalismo che pochi giorni fa ha definito la vice presidente degli USA “la vice mulatta”?

“Vedere la prima donna vicepresidente di una potenza come gli Stati Uniti, definita progressista, soltanto nel 2020 è senz’altro un indice di minor spazio delle donne negli ambiti di potere. Nonostante la testata giornalistica, non viene svilito l’orgoglio per la grande vittoria di Kamala Harris, donna nera Vicepresidente degli USA.

Le parole possono portare con sé pregiudizi e stereotipi, chiamarla “vice mulatta” o utilizzare il suo nome di battesimo è un modo per perpetrare l’oppressione di una cultura sessista che toglie potere alle donne, ancor più se appartenenti alla comunità nera. Nessun giornalista potrebbe mai immaginare di specificare il colore della pelle in termini dispregiativi del nuovo presidente o chiamarlo semplicemente “Joe””.

Quali sono i vostri attuali progetti? e futuri?

“Il nostro operare è rivolto alle donne che portano il loro racconto di violenza, i loro bisogni e le loro paure. Insieme riprogettiamo percorsi di vita.

Al nostro lavoro di sostegno, accompagnamento e ascolto delle donne che si rivolgono al Centro Antiviolenza La Nara, affianchiamo un lavoro di prevenzione per promuovere un cambiamento sociale e culturale in cui pregiudizi e stereotipi di genere possano essere superati, verso un contesto che promuova relazioni pari, e un mondo in cui il potere sia equo tra donna e uomo. Sono infatti attive e in continua progettazione attività di prevenzione e sensibilizzazione per la cittadinanza tutta e le Scuole di ogni ordine e grado”.

Cosa ci può dire della situazione di Prato e provincia riguardo alle donne che si sono rivolte ai vostri sportelli?

“Ad oggi i dati di accesso al Centro Antiviolenza La Nara su tutta la provincia ripercorrono quelli dello scorso anno, nonostante l’emergenza sanitaria le donne hanno continuato a rivolgersi a noi. Questo è un dato che ci dimostra, ancora una volta, la grande forza nel coraggio di chiedere aiuto. Le donne in percorso al Centro sono, in questo anno fino alla data odierna, 386. Il Centro e tutti gli sportelli territoriali hanno garantito e garantiscono l’apertura e l’accoglienza, sia di persona che in modalità di accesso telefonico e online, per permettere a tutte ascolto e sostegno in sicurezza. La violenza non si mette in pausa con la pandemia, il nostro lavoro continua”.

Il Centro è aperto dal lunedì al giovedì, dalle ore 9 alle ore 13 e dalle ore 15 alle ore 18, mentre il venerdì è aperto dalle ore 9 alle ore 13. Il numero telefonico è 057434472 e la segreteria telefonica è attiva tutti i giorni 24 ore su 24. Attivo anche il numero 1522, numero antiviolenza e stalking al quale le vittime si possono rivolgere.

Non lasciamo solo chi è vittima di violenza.

 

Per Info e contatti:

Centro Antiviolenza La Nara

Via Giuseppe Verdi, 13, 59100 Prato PO

sito web: lanara@alicecoop.it

Facebook: Centro antiviolenza La Nara

 

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Valentina

Mamma, moglie, giornalista per passione. Laureata in Storia e Tutela dei Beni Artistici a Firenze, appassionata di politica, sono impiegata dai tempi dell’università nella grande distribuzione. Iscritta all’Ordine dei Giornalisti della Toscana ho collaborato con testate locali e con l’Informatore di Unicoop Firenze.

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