Storie di naufragi

Testimonianza di un infermiere, dal sito web di Emergency.

 

“Non so da dove partire.

Martedì il primo salvataggio, circa 85 persone. A salvataggio concluso, c’era gioia sul ponte, cori, canti, ringraziamenti.

Mercoledì, la seconda operazione: una volta raggiunta la zona del soccorso, ho capito che non sarebbe stato facile.

Il gommone che avevo davanti ai miei occhi era l’imbarcazione più fatiscente che avessi mai visto. D’improvviso uno squarcio: il gommone si apre in due e oltre 100 persone finiscono in acqua.

Naufragio. Panico generale.

Cominciamo a recuperare i migranti, uno a uno. Poi arrivano a bordo loro, i due neonati. Una bambina di 3 mesi che si riprenderà poco dopo e lui, Joseph…
Sembrava quasi un bambolotto, ma aveva schiuma bianca che usciva da naso e bocca. Era freddissimo. Insieme ad Ari, la dottoressa a bordo, abbiamo fatto di tutto perché si riprendesse. Fuori, i primi cadaveri ripescati.  Poi, finalmente, i primi gemiti di Joseph.

Lo staff viene ad avvisarmi: “Luca, terzo recupero in corso”. E Joseph che torna a stare male. Così riprendiamo a rianimarlo. Mezz’ora. Joseph non ce l’ha fatta. Solo sei mesi di vita.

Non sono mai stato in Afghanistan, eppure mi sembrava una guerra.

Ho trent’anni, faccio l’infermiere da dieci. Sono sempre stato molto calmo nel mio lavoro. Ma quelle appena passate sono state le giornate più intense, pesanti, odiose di tutta la mia vita.

Perché c’è gente che non vuole aprire gli occhi? Qui, in mezzo al mare, le persone muoiono. MUOIONO.”

Questa è la testimonianza del nostro infermiere Luca dal ponte della Open Arms.

Dopo tre salvataggi compiuti a poche ore di distanza l’uno dall’altro, la nave sta ospitando a bordo oltre 250 migranti: tra loro 12 donne e 80 minori (76 non accompagnati)”.

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Valentina

Mamma, moglie, giornalista per passione. Laureata in Storia e Tutela dei Beni Artistici a Firenze, appassionata di politica, sono impiegata dai tempi dell’università nella grande distribuzione. Iscritta all’Ordine dei Giornalisti della Toscana ho collaborato con testate locali e con l’Informatore di Unicoop Firenze.

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